HOME                                       www.fasokamba.it

editoditoriale
Il coraggio della fraternità .
Stipendi più equi... nuovi posti di lavoro

E sì! È proprio questione di coraggio. Ma coraggio interiore, quello che solo ti puoi dare e viene fuori da una profonda spiritualità. Parlo, evidentemente, di spiritualità cristiana che se autenticamente radicata non può che essere aperta alla carità e alla giustizia. Intendo riferirmi alla mancanza di coraggio dei politici,quelli soprattutto che in alcuni dibattiti(o show?!)televisivi appaiono tanto partecipi della disastrosa situazione economica in cui versano molti loro concittadini, e con la compunzione e il dolore in faccia sembrano così coinvolti fino quasi a rasentare le lacrime, lamentando come sia struggente che molte famiglie non si arrivi ad affrontare dignitosamente dal punto di vista economico la “quartasettimana”, e come ci sia un pesante tasso di disoccupazione soprattutto fra i giovani e le donne.

montecitorio
Possiamo credere alla sincerità della loro compartecipazione alle sventure altrui? No! S. Giovanni direbbe loro: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (Gv3,16-18).

E però la verità è che la “casta” non intende rinunciare a nessuno dei privilegi accompagnati da alto stipendio con annessi altri benefit, che peraltro, chissà perché, registrano un regolare progressivo aumento. Mi domando: questi politici, che sembrano apparentemente così vicini alle sventure di tanta parte del popolo italiano, arrivando financo a dire, ma solo “a dire” che è ora di qualche sacrificio per tutti, a cominciare dalla “casta”, perché, per accelerare i tempi ed obbligarsi quanto prima con appositi interventi legislativi a significative detrazioni dal loro stipendio, non hanno mai avuto in mente di indire un referendum ad hoc, avendone ottenuti ed indetti altri su diversi settori e su altre questioni?
Si crucciano dei mali altrui, ma non muovono un dito, non impegnano, cioè, nulla di personale per riequilibrare certe distorsioni, certe sfacciate sperequazioni,certe palesi ingiustizie, certi spudorati profitti. E questo vale anche per le altre “caste” che al riguardo si chiudono a riccio in un forte blindato corporativismo.
Per non parlare di tanti liberi professionisti che di ora in ora impinguano esageratamente le loro casse sulla pelle dei sofferenti e degli sventurati di turno, che non mancano mai, anzi sono a flusso continuo! Eppure tanti di loro si dichiarano cattolici! Ma non sa il cattolico che determinate scelte e conseguenti comportamenti lo obbligano in coscienza, a prescindere, e dunque ancor prima delle norme legslative e in controtendenza alla mentalità comune ed imperante? Il cristiano politico, proprio per la sua coscienza cristiana, non deve aspettare che si convertano gli altri, infatti a cominciare da se stesso risponde personalmente di una scelta di vita!
Sei tu, cattolico, capace di prendere una decisione e fare una scelta personale coerente alla tua conclamata identità di cristiano, ancor prima che maturino i tempi delle decisioni in Parlamento e tutti i tuoi colleghi decidano unanimemente di esprimersi per un rinnovamento ed un riassetto più equilibrato del budget economico previsto finora per quel ruolo, per quella poltrona che occupi, per tale o tal’atro compito che sei stato chiamato a svolgere?
Il coraggio della fraternità è di ogni singola persona e deve venir fuori dalla sincerità del proprio credo cristiano. È la tua coscienza di cattolico che ti obbliga a rinunciare al sovrappiù che finora hai preso ed avuto,per farti carico -ma non è che poi ti peserà o ti farà male più di tanto! - delle necessità altrui. Lasciando anche un quarto del tuo stipendio - cosa che a fronte della sua entità, non ti collocherà di certo tra i “poveracci”, né ti sprofonderebbe in uno stato o stile di vita poco dignitoso, e cioè non confacente al tuo ruolo - tu potrai creare due/tre nuovi posti di lavoro al mese.
È questione di coraggio, oltre che di coerenza, e non per essere “santi”, ma per essere doverosamente più “giusti”, e la giustizia è una delle vie obbligate per la santità, cioè per la salvezza!
E se il coraggio non ce l’hai, non avere la faccia tosta di lamentarti delle sciagure altrui: tu, che sei nell’agiatezza, con i soldi del popolo che rappresenti, comincia ad accollarti alcuni casi e a porvi rimedio, contribuendo a creare centinaia se non migliaia nuovi posti di lavoro. Deciditi, se vuoi diventare ogni giorno ciò che tu sei dal giorno della tua rinascita alla “vitanuova”. Onora la tua dignità di cristiano discepolo del Divino Maestro divenuto pienamente umano e solidale. Con il coraggio della fraternità può venir fuori una società migliore, una società famiglia delle famiglie, nel segno della concreta solidarietà. Ai veri cristiani diciamo pertanto che tale rinnovamento civile non può non avverarsi e quindi non camminare di pari passo con il rinnovamento religioso. Utopia?! È bello sognare? Poiché mi pare difficile che si possa attendere nulla di nuovo dai “vecchi” politici e dagli altri “vecchi” burocrati - nessuno è disposto a cedere qualcosa di quanto già acquisito e consolidato, anche se mezz’Italia va a rotoli - a questo coraggio della fraternità intende formare il nostro Movimento socio-politico “Uomini Nuovi per una Società di Uguali e Partecipi”, già al suo terzo anno di vita. Questo modo di essere e di agire lo abbiamo posto come condizione a chi, formatosi nel nostro Movimento e avendo aderito ai suoi principi costitutivi, vorrà intraprendere il servizio attivo in politica, al di fuori di ogni etichetta partitica già esistente.

Al più presto un’Assemblea cittadina

Nell’adempimento degli impegni presi, nella trasparenza delle proprie posizioni e delle conseguenti proposte da difendere e portare avanti per il bene comune, è nostro intendimento che i nuovi politici vengano sostenuti e corroborati sia da un costante raffronto con il “Collegio dei Saggi ed Esperti”, deputati ad hoc, sia dal placet della stessa base cittadina convocata mediante Forum pubblici mensili. Si pensa già di indire una prima Assemblea pubblica, a cui altre seguiranno, per avviare una bozza di Statuto e di Principi costitutivi che struttureranno il Movimento. Nell’assemblea pubblica, che si terrà al più presto, si farà il punto sulle priorità e sulle proposte/denunzie concrete su cui impegnarsi, mettendo sul piatto della discussione e delle approvazioni temi quali: la famiglia, la scuola, il lavoro, l’equità, la vigilanza costante ed inflessibile sui servizi pubblici, e quindi sulla salvaguardia dei beni comuni, quali l’ambiente, i trasporti, le iniziative di carattere culturale, sociale, aggregativo, ricreativo, sportivo. I Forum periodici avranno il compito di riferire ed intervenire pubblicamente e democraticamente, con lo scopo di monitorare il già fatto, il da farsi e la scelta degli ulteriori interventi. Si metteranno anche dei paletti sul periodo massimo di un eventuale mandato politico -per esempio, dopo il secondo mandato si darà spazio ai new entry, a loro volta già preparati e formati in seno al Movimento, fino al totale rinnovamento dei nostri rappresentanti dopo il terzo mandato, permettendo così di assicurare, da un lato, la novità e la freschezza dell’entusiasmo e, dall’altra parte, la continuità di programmi, di proposte e di battaglie politiche -nel più rigoroso ed assoluto stile della civiltà -per il raggiungimento di alcuni imprescindibili risultati politici.

Sac. Felice Lupo


volontariato

Per una società
più umana
Il giorno 11 novembre, nella memoria liturgica di san Martino di Tours “divenuto modello di carità in tutta Europa e, di fatto, in tutto il mondo... spesso ritratto mentre condivide il proprio mantello con un povero”, Benedetto XVI, rivolgendosi ai volontari cattolici europei, che definisce “strumenti visibili dell’amore di Dio nel mondo contemporaneo”, ha espresso loro “profonda gratitudine”.

Come ha evidenziato lo stesso Pontefice, sono “milioni i volontari cattolici che contribuiscono, con regolarità e generosità, alla missione caritativa della Chiesa nel mondo”,sottolineando che “nel momento attuale, caratterizzato da crisi e incertezza, il loro impegno è motivo di fiducia perché mostra che la bontà esiste e che sta crescendo in mezzo a noi ”,e aggiungendo che “di certo la fede di tutti i cattolici viene rafforzata dal vedere il bene che viene fatto in nome di Cristo”. Soprattutto ai volontari cristiani, il Papa ricorda che il loro servizio “non è soltanto espressione di buona volontà”, poiché“ è basato sull’esperienza personale di Cristo”.
Da Lui, che“fu il primo a servire l’umanità... impariamo che Dio dona se stesso a noi”. I cristiani, modellandosi a questa “esperienza dell’amore generoso di Dio...”,celebrando e guardando in particolare all’Eucaristia, si ricordino che il “Figlio di Dio, nella frazione del pane, unisce la dimensione verticale del suo dono divino con quella orizzontale del nostro servizio ai fratelli e alle sorelle”. Benedetto XVI, abbassando gli occhi e chinando il suo cuore di padre universale “in mezzo alla povertà, alla solitudine, all’emarginazione e all’ignoranza che vediamo intorno a noi”, definisce i volontari “strumenti visibili dell’amore di Dio in un mondo che ancora anela profondamente a quell’amore”, e rassomiglia il loro servizio “al buon seme che germoglierà e recherà molti frutti... è come l’albero del Vangelo, cresce per dare riparo, protezione e forza a tutti coloro che ne hanno bisogno”. Il Papa, concludendo il suo intervento, mentre ammonisce “l’autorità pubblica perché riconosca e apprezzi questo contributo senza distorcerlo”, esorta ancora i volontari perché, nello svolgimento del loro servizio, abbiano la consapevolezza della “partecipazione attiva alla vita della società, cercando di renderla sempre più umana, sempre più caratterizzata da libertà, giustizia e solidarietà autentiche”.
Il volontariato cristiano è, da una parte, una “testimonianza che, in tutta umiltà e convinzione, viene offerta alla società civile”, dall’altra parte, “è una sfida radicale che va presentata ai giovani... aiutandoli a comprendere che i nostri cuori sono fatti per amare e per essere amati”.

Sintesi a cura di
Flavia Odoroso

Palermo -7/8 novembre

Al Convegno di intercultura e interreligiosità il saluto del Card. Paolo Romeo

Signor Presidente della Regione, Gentili ospiti,
Abbiamo ancora tutti nella mente e nel cuore le immagini e le parole di pace risuonate ad Assisi il 27 ottobre scorso, quando le campane della Basilica di Santa Maria degli Angeli suonavano a festa per accogliere il Papa e i numerosi rappresentanti delle delegazioni religiose, ivi giunte per la Giornata di preghiera per la pace “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, in ricordo dello storico incontro voluto 25 anni fa da Giovanni Paolo II.

card_romeo

Faccio mie le parole del cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con le quali egli ha salutato i presenti: “Siamo qui con la consapevolezza di una chiamata comune a vivere insieme in pace,quale profonda aspirazione che risuona incessantemente nei nostri cuori. L’infaticabile ricerca del conseguimento di questo desiderio ci rende compagni di viaggio”.
Anch’io desidero dare a voi il benvenuto in questa casa, simbolica sede della Chiesa di Palermo, facendomi con voi cercatore e pellegrino della pace e del dialogo tra le fedi, delle quali siamo portatori, e tra le genti con le quali viviamo.

“Nella consapevolezza di una chiamata
e di una aspirazione comune...”

 

Benvenuti ai componenti della delegazione ebraico-israeliana, a quelli della delegazione arabo-musulmana e a quelli della delegazione europea e in parte cristiana. Li ringrazio tutti per aver accettato l’invito a percorrere insieme un tratto del cammino con la fiducia e la speranza di contribuire alla convivenza pacifica nelle città e nei territori del Mediterraneo, il Mare Nostrum che ci unisce. Saluto altresì i giornalisti e tutti gli osservatori ed esperti che sono intervenuti a seguire questo tavolo di dialogo, per l’interesse che mostrano e la diffusione che danno all’evento.
assisiAssisi - 27 Ottobre 2011: Giornata di preghiera per la pace con Benedetto XVI

Esprimo il mio compiacimento per l’organizzazione di colloqui come questo che sta per iniziare, e sono grato all’ente organizzatore, il COPPEM, al suo Presidente, on. Raffaele Lombardo, al segretario, on. Lino Motta, e a tutti i dirigenti che si sono spesi per favorire la buona riuscita dell’evento, per averci coinvolto nell’ideazione e nello svolgimento dei lavori. Si è voluto dare rilievo ad un tema di grande attualità perché sentito molto vivo dalla nostra gente: l’interreligiosità e l’intercultura, tema che sta a cuore alle nostre comunità religiose. Quando sono stato messo a parte del progetto di un incontro tra tre delegazioni che si rifanno alle grandi tradizioni religiose del Mediterraneo, per dibattere e per tentare di pervenire a risultati piccoli ma concreti e promettenti per il futuro circa la tematica suddetta, ho subito dichiarato la piena disponibilità ad aprire le porte di questa casa. Con tale gesto desidero esprimere il grande desiderio e la concreta disponibilità dei cristiani siciliani di aprire cammini di pace e di cercare di individuare e meglio comprendere le ragioni delle distanze che sono insorte tra i popoli del Mediterraneo. Ciò al fine di rimuovere insieme gli ostacoli mettendo a frutto tessiture di collaborazione, ed itinerari di costruzione comune. Numerose, certo, sono le iniziative che hanno visto e vedono coinvolte sia le organizzazioni della società civile,sia quelle delle religioni. E noi siamo qui a chiederci ancora come ha fatto S.S. Benedetto XVI d Assisi, a 25 anni dal primo incontro: «Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?». La scena del Mediterraneo infatti è molto mutata negli ultimi tempi e noi abbiamo ancora il dovere di lavorare per la pace. A noi è sembrata opportuna per la presente iniziativa collaborare con il COPPEM tramite la Facoltà Teologica di Sicilia. Essa è l’istituzione accademica della Chiesa siciliana deputata al dialogo interreligioso sul piano scientifico; un tal genere di dialogo, schietto e scevro dalla volontà di accattivarsi o accaparrarsi un facile quanto demagogico consenso,garantisce meglio un risultato proficuo e sicuro, meno basato sulle solenni dichiarazioni socio-politiche, di grande valore ma talvolta poco efficaci,e più controllato dagli esperti della materia.

“Una significativa opportunità di approfondire la propria identità...”

La Facoltà ha a lungo studiatole problematiche del dialogo interreligioso, pervenendo anche per quanto riguarda il dialogo con il mondo islamico alla pubblicazione di un documento approvato dalla Conferenza Episcopale Siciliana, Per un discernimento cristiano dell’Islam, dove fra l’altro si legge: «Conoscersi e conoscere sono, sul piano del confronto e del dialogo interreligioso, due dinamiche che si accompagnano e si coimplicano sempre a vicenda, superando, così, con prudenza ed intelligenza, antichi rifiuti e nuove chiusure tra differenti tradizioni culturali e religiose». L’avvenimento di queste due giornate, soprattutto se condurrà ad ulteriori intendimenti bilaterali o, meglio, trilaterali, è senz’altro di grande importanza, perché offrirà una significativa opportunità di approfondire la propria identità, chiedendo ovviamente a noi stessi di far fiducia all’altro, al suo sforzo di intelligenza della sua fede, alla veracità della sua preghiera e alla sincerità del suo gesto di solidarietà. Auguro a tutti un buon svolgimento dei lavori.

assetati politico convegno 2012 La storia assetati coro casa felice teatro famiglia